
Introduzione
La tendinite calcifica, o calcificazione tendinea, è un disturbo comune, caratterizzato dall’accumulo multifocale di cristalli a base di fosfato di calcio all’interno dei tendini della cuffia dei rotatori.
Nella maggior parte dei casi, le calcificazioni si localizzano a 1–2 cm dall’inserzione del tendine sovraspinato sulla grande tuberosità della testa dell’omero. Gärtner e Heyer, analizzando i depositi, hanno scoperto che sono costituiti da cristalli di idrossiapatite.
Sono state proposte varie eziologie — tra cui ipossia tendinea, fattori genetici o disordini endocrini — ma una causa definitiva non è ancora stata identificata.
Fasi della calcificazione
Questa calcificazione reattiva è un processo cellulo-mediato e si articola in tre fasi principali:
1. Fase pre-calcifica
Il tendine subisce una trasformazione fibrocartilaginea, con metaplasia dei tenociti in condrociti. Sono presenti aree vascolari associate a questa metaplasia.
2. Fase calcifica
Questa fase è suddivisa in tre sottofasi:
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Fase di formazione: i cristalli di calcio si depositano in vescicole che si fondono formando grandi accumuli.
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Fase di riposo: l’accumulo si arresta.
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Fase di riassorbimento: il deposito viene riassorbito spontaneamente, spesso con comparsa di dolore intenso.
3. Fase post-calcifica
Rappresenta la fase di guarigione del tendine.
Trattamento
Il trattamento iniziale dovrebbe essere non invasivo, includendo:
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Farmaci antinfiammatori orali
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Terapie fisiche strumentali
In alcuni casi, può essere utile un’iniezione di corticosteroidi, con effetti temporanei.
Nei pazienti refrattari o con sintomi gravi, il debridement artroscopico si è dimostrato molto efficace.
Nota: la decompressione subacromiale non è universalmente considerata necessaria. Alcuni autori riportano, tuttavia, una riduzione del dolore postoperatorio se associata alla procedura.
La tecnica prevede una artroscopia accurata delle aree gleno-omerale e subacromiale, con apertura e pulizia del deposito calcifico mediante ago calibro 14.
Ogni deposito residuo o lesione significativa della cuffia dei rotatori deve essere adeguatamente trattato.
Tecnica chirurgica
Durante l’intervento:
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Devono essere disponibili le radiografie pre-operatorie per localizzare con precisione i depositi.
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Le lesioni estese possono contenere più depositi.
Il paziente è posizionato in decubito laterale, sotto anestesia generale ipotensiva. Si accede all’articolazione gleno-omerale attraverso portali posteriore e anteriore, per eseguire una valutazione artroscopica.
Durante la procedura:
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Vengono identificate eventuali aree di neovascolarizzazione della cuffia, tipiche della fase finale della calcificazione.
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Si accede allo spazio subacromiale, dove si può eseguire una borsectomia per migliorare la visualizzazione.
I depositi sono localizzati tramite palpazione o osservazione diretta. Se presenti, vengono forati con un ago calibro 14, che favorisce la fuoriuscita del contenuto calcifico, simile a “dentifricio” o “polvere di gesso”.
La lesione viene spremuta con una sonda, e il contenuto aspirato per evitare residui nello spazio subacromiale.
Se la rimozione del deposito crea una cavità tendinea, questa deve essere ispezionata e sbrigliata. In caso di rottura significativa, si procede alla riparazione.
La procedura si conclude con un’ispezione finale completa della cuffia, eseguendo rotazioni interne ed esterne della testa omerale. Se non si rilevano ulteriori anomalie, l’intervento è considerato concluso.
Abstract
La tendinite calcifica è causata dall’accumulo di cristalli di fosfato di calcio all’interno dei tendini della cuffia dei rotatori, localizzati frequentemente a 1–2 cm dall’inserzione del tendine sovraspinato.
Il trattamento iniziale è conservativo, includendo farmaci antinfiammatori e terapia fisica. Se inefficace, si ricorre al debridement artroscopico, effettuato senza decompressione subacromiale.
La valutazione della cuffia dei rotatori, prima e dopo la rimozione dei depositi, è fondamentale per identificare:
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Lesioni ≥5 mm, da riparare (tecnica tendine-tendine o tendine-osso)
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Lesioni minori, da sbrigliare senza riparazione
Conclusione: il debridement artroscopico della tendinite calcifica offre ottimi risultati funzionali e una soddisfazione immediata da parte del paziente.












