
Introduzione
I disturbi della colonna vertebrale (SD) e il dolore associato rappresentano un problema medico, sociale ed economico rilevante. L’elevata prevalenza e il numero crescente di casi nella popolazione generale rendono questa condizione una priorità sanitaria.
Una criticità importante è il ritardo nella diagnosi: spesso passano settimane o mesi tra i primi sintomi, la diagnosi e l’inizio del trattamento, con possibili effetti negativi sull’esito clinico. Un’altra debolezza è l’assenza di una prevenzione efficace, che potrebbe ridurre significativamente l’incidenza dei SD.
Le conseguenze socio-economiche sono gravi: molti pazienti con mal di schiena cronico abbandonano temporaneamente o definitivamente il lavoro, con impatti sulla loro vita familiare e sullo stato finanziario.
Eziologia
Nella maggior parte dei casi, i pazienti con SD riferiscono dolore pseudoradicolare, causato principalmente da alterazioni degenerative della colonna vertebrale. I segmenti più coinvolti sono i dischi intervertebrali (ID), le faccette articolari e i tessuti molli.
Cause meno comuni includono infezioni, tumori, malattie infiammatorie o metaboliche (come l’osteoporosi). La seconda causa più frequente di dolore è la compressione di una radice nervosa (dolore radicolare), spesso anch’essa legata a processi degenerativi.
Le prime manifestazioni della malattia degenerativa vertebrale compaiono in genere tra i 30 e i 40 anni. In molti casi, il dolore iniziale è episodico, ma può diventare cronico. Fino al 60% dei pazienti riporta sintomi persistenti.
Il disco intervertebrale è la prima struttura a degenerare: perde altezza e contenuto idrico e proteoglicanico, generando dolore discogeno. Questo dolore è diffuso nella regione paraspinale, peggiora con i movimenti e può durare giorni o settimane.
Le alterazioni degenerative possono coinvolgere anche le faccette articolari, con un aumento delle forze patologiche dovute alla riduzione della dimensione discale. Questi cambiamenti possono provocare ernie, stenosi o compressioni nervose, con sintomi neurologici specifici in base al livello coinvolto.
La stenosi spinale può essere congenita o acquisita. Quest’ultima deriva da cambiamenti degenerativi e causa claudicazione neurogena, caratterizzata da parestesie, ipoestesia e debolezza agli arti inferiori, peggiorata dalla deambulazione.
Anche le articolazioni sacro-iliache e dell’anca possono essere fonte di dolore lombare, spesso confuso con patologie della colonna. Inoltre, alterazioni posturali come la scoliosi possono sovraccaricare le articolazioni degli arti inferiori, generando dolore secondario.
Durante l’inquadramento diagnostico, è fondamentale escludere condizioni gravi come neoplasie, infezioni o fratture. I cosiddetti “segnali di allarme” (red flags) indicano la necessità di approfondimenti diagnostici e trattamento immediato (vedi Tabella I e II).
Epidemiologia
L’epidemiologia dei SD è ancora poco definita, anche per la difficoltà metodologica nel distinguere tra dolore lombare generico e diagnosi specifiche. Spesso i pazienti riferiscono semplicemente “mal di schiena”, senza distinzione precisa.
Secondo una recente indagine europea, circa il 32% della popolazione riferisce dolore muscolo-scheletrico limitante per le attività quotidiane (ADL). Il dato varia tra il 18% dell’Irlanda e il 46% della Croazia. In Polonia, il 39% degli intervistati ha segnalato dolore limitante.
Il dolore più comune riguarda le spalle (11%), seguito dalla parte alta della schiena (8%) e dal collo (7%). Il dolore è quasi doppio negli over 55 rispetto al gruppo 15-24 anni (43% vs 23%). Le donne riportano dolore più spesso rispetto agli uomini (37% vs 27%).
Circa il 25% degli intervistati ha avuto almeno un episodio di dolore muscolo-scheletrico cronico (>3 mesi) nel corso della vita. Il tasso varia dal 13% in Grecia al 35% in Austria. In Polonia, il valore è in linea con la media europea: il 25% ha riferito episodi cronici, in particolare dolore alla schiena (9%), al rachide dorsale (6%) e al collo (5%).
Il dolore cronico è più comune tra le donne (28%) rispetto agli uomini (22%).
Abstract
Nel 2010, secondo The Lancet, i disturbi muscolo-scheletrici hanno causato quasi 166 milioni di anni vissuti con disabilità (YLD). Il dolore al collo e alla schiena ha rappresentato il 69,9% del totale.
Nel 2015, circa 33 milioni di giorni lavorativi sono stati persi a causa di disturbi vertebrali. Sono stati emessi circa 2,7 milioni di certificati medici per dolore alla schiena, pari al 15% del totale.
Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei fattori di rischio legati allo stile di vita (sedentarietà, sovrappeso), la richiesta di servizi sanitari per gestire i disturbi della colonna vertebrale è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi anni.
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