
Epicondilite laterale e onde d’urto: confronto tra alta e bassa dose di onde d’urto nel trattamento del gomito del tennista
L’epicondilite laterale, comunemente nota come gomito del tennista, è una delle principali cause di dolore al gomito e all’avambraccio negli adulti. Descritta per la prima volta nel 1883, è una condizione frequentemente associata a sovraccarico funzionale dei muscoli estensori del polso, in particolare dell’estensore radiale breve del carpo (ECRB), ma può coinvolgere anche l’estensore comune delle dita, l’estensore radiale lungo e, meno frequentemente, l’estensore ulnare del carpo.
Tipicamente insorge tra i 40 e i 50 anni, con una prevalenza simile tra i sessi nella popolazione generale, pur essendo storicamente più comune negli uomini che praticano sport di racchetta. L’esordio è insidioso e progressivo, legato ad attività ripetitive degli arti superiori, in particolare ai movimenti di pronazione-supinazione e estensione del polso.
Dal punto di vista clinico, il dolore è localizzato all’epicondilo laterale dell’omero, senza sintomatologia neurologica associata. Il dolore può irradiarsi in sede prossimale o distale, ma il punto focale rimane sulla zona di inserzione dei tendini estensori. Tra i test clinici di riferimento troviamo l’estensione resistita del polso e l’estensione del terzo dito, utili per la diagnosi differenziale, in particolare rispetto alla sindrome da intrappolamento del nervo interosseo posteriore, che però presenta dolore più distale di circa 3-4 cm.
Approcci terapeutici: epicondilite e onde d’urto (ESWT)
Il trattamento dell’epicondilite laterale comprende solitamente la modifica delle attività aggravanti, FANS per via orale, tutori funzionali, esercizi di rinforzo ed eccentrici degli estensori del polso, infiltrazioni locali (corticosteroidi, PRP o sangue autologo), opzioni chirurgiche mini-invasive, e infine la terapia extracorporea a onde d’urto (ESWT), particolarmente indicata nei casi resistenti.
Le ESWT utilizzano impulsi acustici ad alta intensità generati tramite meccanismi piezoelettrici o elettromagnetici, con effetti biologici mirati a:
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aumentare la permeabilità di membrana,
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stimolare la neovascolarizzazione nei tessuti degenerati,
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ridurre la sensibilità dei recettori del dolore, tramite la distruzione selettiva delle fibre nervose non mielinizzate.
Epicondilite e onde d’urto: focali o radiali?
Le onde focali hanno alta energia, breve lunghezza d’onda e profonda penetrazione, con un picco energetico concentrato in un punto focale. Sono usate per tendinopatie profonde come l’epicondilite.
Le onde radiali hanno bassa energia, lunga lunghezza d’onda e bassa profondità, e sono più indicate per strutture superficiali.
Contrariamente agli ultrasuoni terapeutici classici (effetto termico), le ESWT agiscono tramite microtraumi rigenerativi, con effetti terapeutici evidenti dopo 8–12 settimane, indipendentemente dalla partecipazione attiva del paziente.
Obiettivo dello studio
Visti i risultati contrastanti in letteratura, questo studio si propone di confrontare l’efficacia clinica di onde d’urto extracorporee a bassa vs alta dose nel trattamento dell’epicondilite laterale, valutando l’intensità del dolore e la funzionalità a distanza di 1 e 12 settimane.
Materiali e metodi
Lo studio clinico è stato condotto presso il Centro Medico Al Zahra su 40 pazienti con epicondilite laterale cronica, assegnati casualmente a due gruppi:
Gruppo ad alta dose: ESWT con energia di 0,25 mJ/mm², 1000 shock per sessione.
Gruppo a bassa dose: ESWT con energia di 0,10 mJ/mm², 1000 shock per sessione.
Entrambi i gruppi hanno effettuato 3 sedute settimanali da 15 minuti ciascuna, e hanno assunto FANS orali come terapia di supporto. L’efficacia del trattamento è stata valutata tramite la scala VAS (Visual Analogue Scale) prima del trattamento, una settimana dopo l’ultima seduta, e 12 settimane dopo la conclusione del ciclo.
Epicondilite e onde d’urto: risultati
Entrambi i gruppi hanno mostrato una riduzione significativa del dolore durante il follow-up.
Tuttavia, il gruppo a bassa dose ha mostrato una maggiore riduzione dell’intensità del dolore secondo la VAS, con risultati più stabili nel tempo. I test funzionali (estensione resistita del polso e del terzo dito) hanno mostrato miglioramenti simili in entrambi i gruppi.
Conclusioni
La terapia ad onde d’urto extracorporea (ESWT) rappresenta una strategia efficace, non invasiva e basata su meccanismi rigenerativi nel trattamento dell’epicondilite laterale. Lo studio suggerisce che, a parità di numero di impulsi, l’uso di basse dosi (0,10 mJ/mm²) può essere più efficace e meglio tollerato rispetto all’uso di alte dosi.
L’efficacia della terapia si manifesta progressivamente, con miglioramenti significativi dopo 2–3 mesi, rendendola particolarmente indicata nei casi cronici e resistenti alla terapia conservativa tradizionale.












