
Effetto della fatica indotta da una ultramaratona di 110 km sull’accelerazione da impatto tibiale e sulla cinematica dell’arto inferiore.
Durante la corsa, l’attenuazione delle onde d’urto generate dall’impatto del piede è una funzione cruciale del sistema muscolo-scheletrico. Vi contribuiscono la curvatura ossea, l’osso subcondrale, i dischi intervertebrali e il cuscinetto calcaneare. Anche i muscoli partecipano attivamente all’assorbimento degli impatti, secondo il modello noto come “muscle tuning”.
Questo paradigma suggerisce che il sistema nervoso regoli l’attivazione muscolare in base alle caratteristiche dell’impatto, per ridurre le vibrazioni nei tessuti molli e proteggere il corpo dagli effetti cumulativi delle sollecitazioni ripetitive.
La corsa competitiva, soprattutto su lunghe distanze, induce un marcato affaticamento muscolare, che può compromettere la capacità di assorbimento degli urti.
Molti studi hanno analizzato come l’affaticamento influenzi la trasmissione delle onde d’urto, ma i risultati sono spesso contrastanti. Alcune ricerche indicano che l’affaticamento muscolare aumenti l’intensità degli shock su tibia, sacro e testa, a causa della ridotta capacità di ammortizzare gli impatti.
In particolare, corsa breve e intensa sembra produrre maggiore vibrazione ossea (tibia, sacro, cranio) man mano che aumenta la fatica e si modificano i parametri del passo.
Sfondo
I maratoneti, in particolare durante ultramaratone, affrontano ripetuti impatti e un forte affaticamento neuromuscolare. Per adattarsi, modificano la cinematica della corsa.
Obiettivi dello studio:
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Analizzare gli effetti di una ultramaratona montana di 110 km (MUM) sull’accelerazione tibiale da impatto e sulla cinematica degli arti inferiori
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Verificare se le modifiche cinematiche siano associate al grado di affaticamento neuromuscolare
Metodi
Sono stati coinvolti 23 corridori. Prima e dopo la MUM, sono stati eseguiti test muscolari per valutare:
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Forza dell’estensore del ginocchio (KE)
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Forza del flessore plantare (PF)
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Fatica centrale e periferica
Durante una corsa su tapis roulant, sono stati registrati:
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Frequenza del passo
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Accelerazione tibiale di picco
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Frequenza mediana dell’impatto
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Flessione della caviglia al contatto iniziale
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Range of motion (ROM) della caviglia tramite analisi video
Risultati
Dopo la MUM è stato osservato un forte affaticamento neuromuscolare, con riduzioni della forza del:
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35% per KE
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28% per PF
Dal punto di vista biomeccanico:
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La frequenza del passo è aumentata del 2,7%
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Il ROM della caviglia è diminuito del 4,1%
Modifiche nella strategia di appoggio del piede:
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Chi prima della gara appoggiava l’avampiede, ha ridotto la flessione plantare nel post-MUM
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Chi usava il retropiede, ha ridotto la flessione dorsale
Sono emerse correlazioni positive tra la fatica periferica durante il test PF e:
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Riduzione dell’escursione articolare della caviglia
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Variazioni della frequenza del passo
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Modifiche dell’angolo della caviglia al contatto
Conclusioni
In condizioni di forte affaticamento muscolare, i corridori adottano strategie di compensazione protettive, come l’atterraggio con piede piatto.
Queste modifiche sembrano dipendere dal grado di fatica neuromuscolare e hanno lo scopo di:
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Ridurre il carico complessivo sul sistema muscolo-scheletrico
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Minimizzare urti e stiramenti muscolari.
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