Il piede piatto nell’adulto

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Illustrazione anatomica del piede piatto, con rappresentazione della struttura ossea e dell’arco plantare abbassato.
Il piede piatto è caratterizzato dall’abbassamento dell’arco plantare, con conseguenze sulla postura e sulla distribuzione del carico.

Il piede piatto è una condizione caratterizzata dall’appiattimento dell’arco mediale sotto carico, con una conseguente alterazione biomeccanica che può coinvolgere più distretti anatomici. Tra le principali strutture coinvolte vi sono:

1. Articolazione calcaneo-astragalo-scafoidea (coxa pedis)

Questa articolazione rappresenta il vertice dell’arco mediale, ed è sottoposta a un’intensa pressione esercitata dalla testa dell’astragalo durante la flessione plantare sotto carico.

La pressione su questa zona aumenta con l’avanzamento della tibia in fase dinamica.

La stabilità è garantita da una cinghia tendinea-legamentosa, costituita dal legamento glenoideo (spring ligament) e dal tendine del muscolo tibiale posteriore.

Un’anomalia strutturale come l’astragalo allungato (morfotipo di tipo III di Bonnel) può aumentare il carico sulle strutture legamentose e tendinee, favorendo l’instaurarsi della patologia.

Durante la deambulazione, il peso corporeo si lateralizza, riducendo la tensione mediale plantare e alterando l’azione del tibiale posteriore, con conseguente abduzione del mesopiede.

2. Legamento collaterale mediale (MCL) della caviglia

Questo legamento è sottoposto a stress quando il tallone tocca terra, a causa del fisiologico disallineamento tra calcagno e tibia.

La distensione del MCL provoca un valgo della caviglia, con un progressivo spostamento del carico verso il bordo mediale del piede, che altera la biomeccanica delle articolazioni distali.

3. Metatarso e windlass mechanism

Durante la fase propulsiva della deambulazione, il sollevamento del tallone induce una flessione dorsale delle falangi, che attiva il windlass mechanism.

Questo meccanismo tende a bloccare le articolazioni metatarsali, migliorando la stabilità del piede.

Nei soggetti con ipermobilità del primo raggio, il primo metatarso si solleva durante la fase di carico, impedendo un corretto blocco e alterando la propulsione.

Le alterazioni biomeccaniche del piede piatto possono portare a lesioni degenerative, ma in alcuni casi possono derivare da traumi pregressi, come distorsioni mal trattate a livello tibio-tarsico o metatarsale.

Riassunto clinico

Il piede piatto dell’adulto è caratterizzato da: appiattimento dell’arco mediale sotto carico e deficit propulsivo nella deambulazione; alterazioni delle principali articolazioni coinvolte: astragalo-scafoidea, spesso danneggiata per problemi di rotazione; tibio-tarsica, che sviluppa deformità in valgo; metatarsali, che possono presentare ipermobilità e deficit di stabilizzazione.

L’esame clinico valuta

Deformità ossee e limitazione articolare

Deficit del tibiale posteriore e del spring ligament

Lesioni degenerative associate

Esami diagnostici

La diagnosi del piede piatto richiede esami di imaging mirati a identificare la sede principale della deformità e il grado di compromissione articolare.

1. Radiografia sotto carico (3 proiezioni) Essenziale per valutare la deformità ossea e la mobilità articolare residua.

2. Risonanza magnetica ed ecografia Utilizzate per analizzare il tendine del tibiale posteriore e il spring ligament.

3. TAC con ricostruzione 3D Indispensabile nelle deformità fisse, per valutare l’evoluzione artrosica e la morfologia articolare, utile nella pianificazione di interventi chirurgici.

Gestione clinica del piede piatto

1. Trattamento conservativo

La gestione non chirurgica include: plantari ortopedici personalizzati per supportare l’arco plantare e fisioterapia specifica, con focus su:

Rinforzo del tibiale posteriore

Stabilizzazione del core e del retropiede

Miglioramento del windlass mechanism per la fase propulsiva

Nei casi di piede piatto acuto e doloroso, può essere necessaria una fase di immobilizzazione con tutore rigido per ridurre l’infiammazione.

2. Trattamento chirurgico

L’approccio chirurgico varia in base alla gravità della deformità e alla sede del problema.

Retropiede: prevede l’osteotomia mediale con scivolamento calcaneare, l’osteotomia di allungamento del calcagno o l’artrorisi sotto-astragalica per limitare l’eccessivo movimento dell’astragalo.

Mesopiede: prevede l’ortrodesi di uno o più raggi mediali, l’osteotomia del primo cuneiforme o del primo metatarso.

Caviglia: prevede la riparazione del legamento collaterale mediale o il trasferimento del tendine del tibiale posteriore per rinforzare la stabilità mediale

Deformità fisse: prevede l’ortrodesi del retropiede, se la mobilità articolare è ormai compromessa

Come possibilità ulteriori abbiamo fusioni articolari selettive per riallineare il piede o sostituzione totale della caviglia, nei casi più avanzati di compromissione articolare.

Ogni tecnica chirurgica può essere associata a interventi tendinei per ottimizzare i risultati funzionali.

Conclusione

Il piede piatto dell’adulto è una condizione che, se non diagnosticata e trattata precocemente, può portare a complicazioni articolari e instabilità della caviglia.

La diagnosi spesso avviene in ritardo, quando la caviglia è già compromessa, rendendo il trattamento più complesso.

Un’approccio multidisciplinare, che combini fisioterapia, ortesi plantari e, nei casi avanzati, chirurgia, è fondamentale per la gestione ottimale della patologia.

Prevenzione e follow-up

Una valutazione precoce del piede piatto in soggetti a rischio, come chi presenta iperlassità legamentosa o squilibri muscolari, può prevenire la progressione della patologia e ridurre la necessità di interventi chirurgici.

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